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THOMAS MEYERHOFFER

Onda su onda. Thomas Meyerhoffer le cavalca tutti i giorni dal 1998 a orari diversi, dipende dalla marea. Sport, certo, ma anche professione o per meglio dire lavoro-passione.
E' successo così: da Stoccolma, dove nasce nel 1965, Meyerhoffer va a Londra per laurearsi al St Martins College of Art e in Svizzera per specializzarsi all'Art Center College of Design. Fa un primo tirocinio alla Porsche in Germania e poi vola a Palo Alto, in California, dove viene assunto come designer da IDEO. A metà degli Anni 90 entra in Apple al fianco di Jonathan Ive e guida il team che realizza l'eMate, il precursore dell'iMac. Nel '98 lascia tutto e si mette in proprio, in una casa-studio sulla spiaggia dalle parti di Montara, 30 km a sud di San Francisco.
Qui lavora per marchi internazionali, Sony Ericsson, Scott, Nike, The North Face, Mandarina Duck, Black Diamond, Coca-Cola, con una predilizione per l'ambito sportivo: suoi gli occhiali indossabili con il casco (i primi), le maschere con lenti periferiche, prodotto best-seller di Smith, e le tavole da surf a forma di clessidra che hanno rivoluzionato per sempre l'estetica delle acquatiche assi. Premiate e apprezzate in tutto il mondo, anche se..


All'inizio come è andata?
Sono stato deriso e denigrato dai surfisti locali. Non mi aspettavo che fosse così conformista la categoria. Ma funziona come il cibo: provi alimenti nuovi, fai esperienze nuove.
Salti su una tavola da surf tradizionale e scopri che l'utilizzo può essere diverso. Oggi lo dicono legioni di fan in tutto il mondo!

Surf a parte, disegni e rinnovi pezzi chiave delle attrezzature per snowboard, motocross, windsurf. Ti piace modificare le aspettative?
E' il mio obiettivo. Sul mercato ci sono tonnellate di oggetti tutti uguali.
Se progetti qualcosa che richiede sforzo e intelligenza, perchè allora non cambiare le aspettative? E creare nuove storie?










Pensi che il settore sportivo sia troppo conservatore per quanto riguarda le forme?
Si ed è colpa del marketing che si preoccupa solo di vendere di più, senza migliorare le prestazioni sportive.

I materiali invece?
Qui c'è molta ricerca e sviluppo che può deteminare un vero salto di prestazioni. Peccato però che la maggior parte degli utenti non abbia bisogno di oggetti in fibra di carbonio, ma solo di più tempo e libertà.

E per lo studio anatomico, ti servi di collaborazioni di tecnici, ingegneri...
Passo la maggior parte del tempo a interfacciarmi con ingegneri per trasformare i prototipi in prodotti. Lavoriamo con loro a vari livelli.

Parli di sport e pensi all'high-tech. Qual'è il tuo approccio?
Mi piace mixare le pertinenze. Mi servo dei computer per avere la massima libertà di progettazione, ma uso le mani per sistemare le forme. Voglio toccarle.

E' vero che sei stato influenzato da Charles Eames e Alvar Aalto?
No, sono stato influenzato dal modernismo scandinavo che ha influenzato loro. Mi piace la semplicità, ma apprezzo di più la qualità organica dei progetti moderni. L'asciugacapelli Braun, per esempio, è un perfetto oggetto plastico.

Sei nato in Svezia. Cosa pensi del design scandinavo?
E' stato grande: dai primi mobili danesi alla comparsa della Volvo 240. Lavori che avevano integrità e acutezza.
Cose rare da vedere oggi.

Hai disegnato una seduta per Cappellini, ce la descrivi?
Si chiama M2, ha forma atletica e spirito tecnico. E' realizzato in Baydur, sistema poliuretanico ad alta densità. L'abbiamo presentata a Milano nel 2003, ma non è mai entrata in produzione. Peccato.










A IDEO hai lavorato con Naoto Fukusawa...
Era il mio capo e ho imparato molto dalla sua semplicità.









 
Nostalgia di Apple?
Si. Ma la vita va avanti.

Quante ore lavori al giorno?
Dipende dal surf.

Perchè lo fai?
Mi fa pensare in modo diverso.










Meyerhoffer studio from meyerhoffer surf on Vimeo.

meyerhoffer.com
Elisabetta Colombo
Case da Abitare Luglio-Agosto 2012

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