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BIANCA TRESOLDI LIGHT DESIGNER - CHIESA DI SANTO STEFANO - (AL


Bianca Tresoldi è un lighting designer di Milano con un esperienza ventennale nel campo della progettazione della luce.
Il suo studio “Bianca Tresoldi lighting design” di Milano, sviluppa progetti illuminotecnici per strutture pubbliche e private, istallazioni fisse o temporanee di centri storici, urbani, piani della luce, spazi commerciali, uffici, eventi per la moda, musei, mostre, luoghi di culto, hotel, abitazioni private, parchi e giardini.



Cosa vuol dire progettare l’illuminazione di un luogo di culto? Quale è l’approccio per la progettazione rispetto ad un normale progetto di lighting design?


Bianca Tresoldi: Illuminare un luogo di culto, come una chiesa, non significa solo intervenire su un opera architettonica ad alto contenuto artistico, ma è soprattutto lavorare su uno spazio edificato ed organizzato per le funzioni religiose, la preghiera ed il raccoglimento. Le chiese sono progettate nella coerenza del rito, dove l’uomo celebra con preghiere, segni e simboli l’insegnamento e la comunione con il divino; l’atto liturgico si esprime attraverso il supporto di simbologie di riferimento che sono in stretta relazione con la luce.
La conoscenza degli spazi celebrativi e delle relative liturgie è il primo passo per poter definire con la luce artificiale precise gerarchie luminose che devono essere realizzate attraverso gradienti di illuminamento mirati e soluzioni tecnologiche non invasive.


 




Quali i requisiti: come deve apparire una chiesa illuminata?
BT- Nella storia dell’architettura gli edifici sacri hanno sempre narrato il desiderio di trascendente, tutto è studiato in modo tale da far sentire il fedele in uno spazio qualitativamente diverso da quello terreno. La chiesa è un opera architettonica, e ogni stile architettonico è la proiezione di un pensiero e di una filosofia dominante in una data epoca, il modo di catturare la luce naturale, che filtra dalle finestre appartiene all’idea specifica del vivere e concepire lo spazio in un preciso periodo storico; la luce artificiale perciò non può esimersi dal considerare questi importanti aspetti, anzi deve attenersi rigorosamente alla filosofia progettuale che caratterizza il complesso architettonico. Ma la chiesa è soprattutto uno spazio sacro dove il compito affidato alla luce artificiale è sì quello di definire precise gerarchie in funzione delle aree celebrative ma è principalmente quello di tracciare un segno dal profondo significato simbolico. La luce è una guida, in senso metaforico, è forza ed è di grande supporto per il raccoglimento e le funzioni liturgiche. La luce è espressione ed entra in relazione con la sensibilità di chi l’osserva.
La luce artificiale quindi deve interagire con tre importanti valenze: quella liturgica, simbolica ed architettonica.






Quali i vincoli da rispettare e le necessità?
BT- Ogni singolo edificio di culto richiede, al fine di una corretta e buona illuminazione, un progetto di illuminazione studiato su misura per quella determinata chiesa, è impensabile replicarlo ne tanto meno standardizzarlo.
Esistono comunque degli obiettivi comuni da rispettare:
- Rispettare e favorire la funzione culturale dell’edificio
- Valorizzare le valenze artistiche ed architettoniche dell’edificio
- Garantire un confort visivo ai fedeli e a visitatori
- Garantire la conservazione delle opere d’arte nel tempo; la luce è responsabile in parte del deterioramento    foto-chimico di affreschi, tele, sculture lignee,….
- Utilizzare apparecchi illuminanti compatti non troppo invasivi a livello estetico
- Prevedere un impianto luci flessibile a livello gestionale
- Prevedere apparecchi illuminanti di qualità con elevati standard tecnologici
- Rispetto del risparmio energetico
- Rispetto dei costi di manutenzione dell’impianto
- Semplicità di utilizzo dell’impianto con chiari comandi di accensione
- Sapiente regia luminosa che determina scenografe di luce adatte ad ogni momento liturgico.




Come vengono illuminate le diverse parti di una chiesa?
BT- E’ difficile costruire i criteri generali da trasportare nella progettazione della luce, troppo complesso è il groviglio che accompagna ogni esperienza professionale; posso tentare di filtrare, dall’esperienza personale, alcune considerazioni tratte dai miei progetti. Una chiesa vive e organizza il suo spazio in funzione delle differenti celebrazioni ed ogni azione richiede di essere accompagnata da contesti spaziali e luminosi organizzati in modo differente. Illuminare una chiesa richiede un iter metodologico che permetta di organizzare in modo gerarchico gli effetti luminosi e di classificarli in:

 -  illuminazione generale
 -  illuminazione zonale
 -  illuminazione d’accento


L’illuminazione generale deve garantire una buona uniformità soprattutto nell’area dell’assemblea; e in funzione delle caratteristiche dimensionali dell’edificio e dell’affluenza dei fedeli può essere suddivisa in più accensioni. Questa illuminazione deve garantire ai fedeli e al coro la partecipazione alla celebrazione e assicurare livelli di illuminamento utili alla lettura dei testi e dei canti con valori medi orizzontali pari a 100lux massimo 150lux per le celebrazioni solenni.
In funzione alle caratteristiche morfologiche della chiesa è possibile integrare l’illuminazione generale con dell’altra illuminazione supplementare quella architettonica.


L’illuminazione zonale, evidenzia i luoghi dove avviene la liturgia, facendo riferimento alle chiese con liturgia Cristiana, l’area del presbiterio è la più importante. Il presbiterio è il luogo dove si svolge la liturgia e quindi è la zona più illuminata su cui tutta l’assemblea volge lo sguardo.
Nel presbiterio ci sono tre luoghi da evidenziare: l’altare, fulcro visibile e segno della presenza di Cristo, l’ambone, cerniera tra il presbiterio e la navata e la sedia presidenziale, ben visibile in diretta comunicazione con l’assemblea, oltre che alla croce, segno iconografico posto accanto o sopra l’altare. Anche il catino absidale deve essere leggibile in quanto sfondo dell’intera area presbiteriale. I valori dei livelli di illuminamento variano e dipendono principalmente dal grado di foto-sensibilità delle superfici. Durante le celebrazioni, l’illuminazione zonale dell’altare deve garantire un livello di illuminamento di circa tre volte superiore all’illuminazione generale presente nell’area presbiteriale. Altri spazi della chiesa richiedono un illuminazione zonale, ad esempio la fonte battesimale o la zona riservata alla custodia eucaristica.


L’illuminazione d’accento evidenzia alcuni dettagli e simboli più eminenti della liturgia e può essere estesa anche ad alcuni particolari architettonici dell’edificio. Il riferimento più importante è la croce, emblema per il cristiano.


Quali i corpi luminosi e le fonti d’illuminazione più utilizzati?
BT- Il lighting designer deve avere le conoscenze e le capacità professionali per vagliare le migliori soluzioni tecnologiche del momento in relazione agli obiettivi di progetto. La scelta degli apparecchi illuminati e delle sorgenti artificiali contribuiscono a determinare la buona riuscita del progetto illuminotecnico. La ricerca tecnologica odierna offre prodotti sempre più efficienti e di dimensioni contenute ed è quindi possibile trovare soluzioni interessanti per realizzare impianti percettivamente discreti in grado di non deturpare l’insieme ambientale. Le sorgenti luminose devono avere caratteristiche spettrali adatte a valorizzare le peculiarità cromatiche degli spazi e del patrimonio iconografico devozionale, capaci di mantenere una buona stabilità del flusso luminoso e cromatico nel tempo. Gli apparecchi illuminanti e i dispositivi devono essere certificati e quindi prodotti e collaudati da ditte specializzate che dichiarino la qualità di conformità.


Come si progetta e da cosa si parte per ideare l’illuminazione di un luogo di culto?
BT- E’ difficile rispondere alla domanda come si progetta, si può progettare bene o male essere un sensibile o un distratto lighting designer, ma l’iter progettuale che ogni professionista affronta quando inizia un nuovo progetto è sempre uguale. Innanzitutto si analizza e si studia il luogo, l’edificio e tutto ciò che è contenuto in esso, poi si studia la liturgia, si analizzano le esigenze del committente, del progettista e dei consulenti. La luce rende visibile gli oggetti e i luoghi esistenti ma crea anche una nuova dimensione della realtà, plasmare la luce significa, per un lighting designer, spingersi dentro uno spazio, stabilire con la personale sensibilità una nuova dimensione che è differente in ognuno di noi. Creare luce è strettamente legato all’individuale esperienza, sensibilità e cultura.

Quali sono le illuminazioni principali in una chiesa?
BT- L’integrazione della luce artificiale con la liturgia è il risultato della delicata analisi della regia luminosa che solitamente si costruisce con le indicazioni fornite dalla Curia. Un buon progetto di illuminazione deve prevedere diversi scenari luminosi in relazione ai vari momenti liturgici:

- luce di servizio
- luce per le funzioni feriali
- luce per le funzioni festive
- luce per le funzioni solenni
- luce per le cerimonie particolari
- luce per la preghiera
- luce architettonica dello spazio


Come convivono e si integrano l’illuminazione dell’architettura e quella della funzione?BT- Lavorando sulle varie accensione si possono costruire scenografie particolareggiate. L’illuminazione architettonica contribuisce ad aumentare i livelli di illuminamento già presenti della zona presbiteriale e della navata ad esempio durante le funzioni solenni; aiuta a leggere e percepire meglio lo spazio, se calibrata bene con l’illuminazione funzionale contribuisce a rendere bella e piacevole la chiesa durante una cerimonia particolare, ad esempio un matrimonio o un battesimo.


Quali i progetti di lighting design di luoghi di culto nel mondo più rappresentativi?BT- Nel mondo ci sono moltissimi ottimi esempi, cito alcuni che personalmente ricordo, ciò non significa che siano i più rappresentativi ma semplicemente quelli che mi sono venuti in mente.

Giubilee Church – Roma, Italia
Akshardham Temple – New Delhi, India
Kazans Kij Cathedral – San Pietroburgo, Russia
Central Synagogue – New York,USA
Notre Dame – Parigi, Francia
Church of Our Lady – Dresden, Germania


MLP- Ci sono corsi specifici in materia di illuminazione dei luoghi di culto?BT- Ci sono stati molti convegni in merito, nel 2009 (data ancora non confermata) AIDI l’associazione Italiana di Illuminazione sta organizzando un importane convegno a Roma, Milano e a Venezia dal titolo: “luce per le chiese: quale illuminazione nei luoghi di culto?”



Fonte: http://blog.mauriluceprogetti.it
More info: www.tresoldilight.com 

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