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I soggetti di Edward Hopper: soli, insieme

Se pensiamo a Edward Hopper (1882-18967) ci vengono in mente I Nottambuli (Nighthawks, 1942) o Sole di Mattina (Morning Sun, 1952). Opere che l’hanno consacrato come maestro del realismo americano e del cosiddetto “American way”.

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                                                         “I nottambuli”, E. Hopper, 1942

Per celebrare il suo ricordo, vi proponiamo Le bistro (1909), un’opera meno nota, appartenente al periodo parigino della sua gioventù, eppure esempio già perfetto dello stile che l’avrebbe reso celebre in tutto il mondo.

Per quale motivo si dipinge
“Se si potesse dirlo a parole, non ci sarebbe motivo di dipingere.”
Edward Hopper

Quale modo migliore per spiegare la poetica di un artista che usare le sue stesse parole? In più, comprendiamo immediatamente l’interesse principale del celebre maestro:

“Il mio scopo in pittura è sempre quello di usare la natura come mezzo, per cercare di fissare sulla tela le mie reazioni più intime di fronte al soggetto, così come mi appare quando lo amo di più: quando il mio interesse e il mio modo di vedere riescono a dare unità alle cose.”

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“Sole di Mattina”, E. Hopper, 1952

Ecco spiegato il suo debito stilistico nei confronti dell’Impressionismo, che ebbe modo di studiare dal vivo a Parigi, dove visse nel corso dei suoi vent’anni. Da qui deriva anche l’assoluta preferenza del pittore per scene di solitudine, alle volte addirittura del tutto sprovviste di soggetti. Assecondando questa visione, le opere di Hopper nascerebbero dal desiderio di bloccare un sentimento tra tela e colore. Serenità, malinconia, disperazione oppure semplice accettazione.


Soli, insieme
Sebbene appartenente al periodo giovanile, poco noto, Le bistro contiene già tutti gli elementi che sarebbero diventati canonici nella pittura di Hopper: natura, architettura, studio della luce, soggetti umani isolati dal resto del mondo.

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Le bistro, E. Hopper, 1909

La semplicità compositiva, con 2/3 della tela quasi vuoti, testimonia il suo gusto per la semplicità e l’immediatezza. Oltre che l’amore per l’architettura, protagonista dei suoi dipinti fin dai primi anni di lavoro.
L’artista è riuscito a imprimere su tela quell’indicibile sensazione suscitata ogni qual volta ci ritroviamo “rapiti” da una conversazione, o da una persona. Così, tutto d’un tratto, il resto del mondo svanisce. L’incontro fra due persone, due anime, che vibrano alla stessa frequenza, che avvenga in una campagna vuota o in una piazza affollata, permette loro di compiere una specie di viaggio dimensionale. “Sollevati” dal luogo terreno che i loro corpi occupano, gli interlocutori si ritrovano invero in una dimensione altrasospesa nel tempo e nello spazio. E loro sono gli unici presenti. Soli, insieme.
“La grande arte è l’espressione esteriore della vita interiore dell’artista, e da questa vita interiore risulterà la sua personale visione del mondo. La vita interiore di un essere umano è un regno vasto e multiforme.”
I volti non riconoscibili e saggiamente sfumati o celati dalla posa, l’assenza di qualsivoglia riferimento che possa permettere di collocare il luogo in uno spazio preciso assegnano al dipinto una marcata carica psicanalitica. Una rappresentazione della dimensione intima dei soggetti, priva di parole, che riflette la loro interiorità, riflesso a sua volta dell’intero Universo.

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